LA “PERSONALITÀ”, NEL CALCIO, NON ESISTE

 di Fulvio Floridia Twitter:   articolo letto 499 volte
LA “PERSONALITÀ”, NEL CALCIO, NON ESISTE

Mi piace aprire un piccolo tema di discussione. Molte volte, leggendo articoli o ascoltando operatori del settore,  mi capita di imbattermi in un uso improprio del parola “personalità” applicata al calcio. Frasi quali “Quel giocatore non ha proprio personalità...”, “In questa  squadra mancano elementi di personalità...” “Si vede che gioca con personalità, gli altri invece...” estinguono affrettatamente l’argomento che invece per me è solamente riconducibile ad un’unica domanda: “Ma quel giocatore è buono a giocare a calcio oppure no?”.

Si, perché in campo vanno i giocatori con il proprio bagaglio tecnico, fisico e tattico legato al contatto con il simbolo del calcio, la “sfera”, perché è di sfera che si tratta, nient’altro! Non ci vuole personalità nel crossare un pallone, o lo sai alzare o non ne sei capace. Se fai una diagonale perfetta non è perché hai una personalità superiore alla media. Se intervieni di testa male e in ritardo è perché non hai la forza fisica reattiva e i tempi giusti, non perché sei privo dei tanto decantati “attributi”.

Nel calcio è necessario saper “comunicare” bene col pallone facendolo diventare un elemento proprio e conosciuto, posizionarsi bene in campo secondo lo schema,  avere struttura e completezza fisica, mettersi al servizio della squadra con spirito di sacrificio, seguire attentamente le consegne dell’allenatore, ma soprattutto dimostrare intuizione e velocità di pensiero che consentono di scegliere in anticipo la migliore giocata possibile.

Esempio: il ventiduenne Gagliardini debutta nell’Inter con una prestazione super, facendo vedere a tutti le sue qualità e inserendosi benissimo in un contesto di squadra praticamente sconosciuto. Si è posizionato dove l’allenatore voleva si posizionasse, ha mostrato la sua perizia tecnica e fisica, ha recuperato palloni, ha anticipato di testa, ha fatto pressing, si è proposto per ricevere i palloni dai compagni, ha mostrato geometrie e ottima visione periferica, si inserito più volte in attacco, ha tirato in porta, ha corso tanto, è ripartito dopo aver conquistato palloni, e tanto altro ancora.

Il suo debutto è frutto della sola “personalità” o del proprio e completo bagaglio calcistico, efficacemente mostrato nei 90 minuti a San Siro e costruito con tanta fatica negli anni?